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GIARDINO DELLE DOMANDE

Nel Giardino delle Domande crescono l’alloro, il mirto, il timo, la lavanda e la maggiorana, ovvero le piante aromatiche utilizzate per la havdalah, la preghiera che si recita al termine dello Shabbat, per segnare in modo simbolico il passaggio da un giorno festivo e di riposo a quelli feriali.

Queste essenze sono piantate e disposte in modo da disegnare un itinerario – di percorso e conoscitivo – che, mediante pannelli esplicativi, aiuta a comprendere le regole della kasherut, ovvero la normativa ebraica sull’alimentazione, con particolare riferimento all’uso di carne, latte, pesce e uova. A ciascuno di questi quattro tipi di cibo è associato un diverso punto di accesso a un piccolo labirinto, in cui i visitatori procedono rispondendo ad alcuni interrogativi sull’impiego di questi elementi nella cucina ebraica. In caso di errore, si deve tornare indietro, ma una spiegazione delle regole corrette consente di rimettersi sulla giusta strada.

Con un approccio ludico e interattivo, il Giardino fa così avvicinare il pubblico alla cultura ebraica attraverso i suoi odori e sapori, soddisfa certe curiosità piuttosto diffuse – ad esempio, perché gli ebrei non mangino il maiale – e fa riflettere sulle differenze, ma pure sulle tante analogie, con altre tradizioni.

Il Giardino, in cui è stato piantato anche un ulivo – una delle sette specie bibliche insieme al fico, al melograno, alla vite, al grano, all’orzo e al dattero –, è modulare, a basso impatto ecologico e si estende su un'area di trentadue metri quadrati, parzialmente coperta. È un progetto originale e unico in Italia.

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