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pagine ebraiche 24

Cori ebraici, respiro europeo

Un evento dal respiro internazionale nel segno della musica ebraica con la partecipazione di 240 tra musicisti e coristi provenienti da cinque Paesi europei. È il Festival dei Cori Ebraici Europei, organizzato dal Coro Ha-Kol di Roma e dalla European Association of Jewish Choirs (EUAJC), che prenderà il via domani a Ferrara su iniziativa del Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah (Meis) e del Teatro Comunale ‘Claudio Abbado’.

Negli spazi del Museo di Via Piangipane 81 (il 27 alle 15.00 e il 28 alle 14.45) e al Comunale (il 30 alle 20.30), i diversi cori presenteranno al pubblico le musiche liturgiche e della vita quotidiana ebraica, i canti delle tradizioni sefardita e askenazita, arrangiamenti e composizioni contemporanei. A esibirsi a Ferrara saranno il Coro Ha-Kol, il Wiener Judischer Chor, Les Polyphonies Hebraiques de Strasbourg, l’Ensemble Choral Copernic di Parigi, The Zemel Choir di Londra, la Shtrudl-Band di Leopoli (l’unico gruppo non corale che prende parte al Festival), mentre giocherà in casa l’Accademia Corale ‘Vittore Veneziani’, che parteciperà al concerto di gala del 30 giugno.

Come ricorda Richard Di Castro, presidente del Coro Ha-Kol, “il Festival è nato un po’ per caso nel 2012, a Londra. Poi è approdato a Vienna, Roma, ancora a Londra, San Pietroburgo, Leopoli e Ferrara. Ogni città ci ha spalancato le braccia, mettendo a disposizione sedi bellissime, dalla sinagoga londinese di Marble Arch al Teatro Argentina a Roma, fino alla Cappella dell’Accademia di Stato a San Pietroburgo. E per un coro amatoriale è un onore entrare in questi santuari della musica”. “Gli ebrei hanno sempre cantato, suonato e composto musica – sottolinea Di Castro –, anche nei momenti più tragici della loro storia. E la nostra manifestazione è un’occasione di scambio tra tradizioni musicali diverse e consente ai gruppi coinvolti di conoscersi, capire, interagire con il tessuto cittadino che li accoglie”.

L’idea di portare il Festival proprio a Ferrara, città dall’importante retaggio ebraico, era stata lanciata a Di Castro nel luglio 2017 dal direttore del Meis, Simonetta Della Seta: “Il primo novembre ricevetti una lettera entusiasta da parte del Presidente dell’EUAJC, Anthony Cohen, col quale Di Castro aveva condiviso la mia proposta. Io ne parlai a mia volta con Marino Pedroni e Dario Favretti, Direttori rispettivamente del Teatro Comunale e di Ferrara Musica, riscontrando il loro interesse a programmare l’evento a fine giugno 2019. Un’ipotesi che ora diventa realtà e ci permette di salutare in musica ebraica l’arrivo dell’estate”.

Accanto alla fruttuosa collaborazione con il Comunale, Della Seta ha evidenziato come la prossima edizione del Festival sia in programma a Gerusalemme: “Un passaggio di testimone che sancisce il legame ideale tra Ferrara e uno dei cuori pulsanti dell’ebraismo”.

A contribuire alla tappa ferrarese è anche la Comunità ebraica locale, presieduta da Fortunato Arbib: “La cultura ebraica vanta una tradizione millenaria in tema di espressione corale. Basti pensare al canto di liberazione e di gioia che gli ebrei intonarono dopo essere miracolosamente usciti dal Mar Rosso, come ci narra l’Esodo. O ai canti che accompagnano i riti religiosi. E l’affinità spirituale tra Ferrara, la musica e l’ebraismo – aggiunge Arbib – è testimoniata anche dal fatto che la città ha dato i natali a Vittore Veneziani, Direttore della Scala di Milano fino alla proclamazione delle leggi razziali e richiamato in quel ruolo da Arturo Toscanini dopo la guerra, e a Fidelio Finzi, compositore e Direttore del Coro del Teatro Regio di Parma, pure lui cacciato nel 1938”.

Una figura, quella di Veneziani, cui si richiama pure Favretti: “È stato il più grande Direttore di coro della prima metà del Novecento e un profondo conoscitore della musica ebraica, di cui ha armonizzato i canti spirituali di Israele mentre era in esilio in Svizzera. Anche per questo ritengo che la partecipazione dell’Accademia Corale da lui fondata accresca il valore del Festival e faccia di Ferrara la sua sede ideale”.

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