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Allestimento, visite, uso del digitale I musei ebraici italiani si raccontano

Ultimo giorno di lavoro per i partecipanti alla conferenza annuale dell’Association of European Jewish Museums, ospitata in questa edizione dal Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah di Ferrara. Un’occasione preziosa per fare un bilancio delle attività dei principali musei ma anche di lavorare insieme per lo sviluppo di ambiti come gli allestimenti e gli oggetti delle esposizioni, le visite guidate, il marketing, la sicurezza e l’utilizzo del digitale. Al centro l’esperienza del Meis, che si avvia verso l’ultimo e decisivo sforzo per il completamento del progetto, e le sfide dei vari musei italiani disseminati nel territorio.

Protagonista dell’intervento principale del pomeriggio di ieri Shelley Hornstein, professoressa della York University di Toronto, che ha parlato di come l’architettura dei musei ebraici ha un impatto sugli itinerari turistici e sulla narrazione che ne scaturisce. A prendere la parola anche, tra i vari relatori, la direttrice del Museo ebraico di Venezia Marcella Ansaldi, la direttrice del Museo romano Olga Melasecchi, la direttrice del Museo casalese Claudia De Benedetti e Alessandra Di Castro, presidente della fondazione per il Museo ebraico di Roma.
Stimolanti anche i temi toccati questa mattina, avviata con una ricognizione sul lavoro svolto al Museo Nahon di Gerusalemme e proseguita con un focus su diverse esperienze internazionali. Dalla Polonia alla Germania, dall’Inghilterra ai Paesi Bassi: un confronto articolato e senza frontiere.
Soddisfazione per l’esito dei lavori è stata espressa dalla direttrice del Meis, Simonetta Della Seta, il cui intervento ha chiuso la conferenza.

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