il progetto


Committente

Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia Romagna d’intesa con il Comune di Ferrara e con la Fondazione Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara

Equipe di progetto

Architettura: -SCAPE s.p.a. – Alessandro Cambi, Ludovica Di Falco, Francesco Marinelli, Paolo Mezzalama
con arch. Micheal Gruber arch. Kulapat Yantrasast, arch. Stefano Massarenti
Direzione Artistica: -SCAPE s.p.a. – Alessandro Cambi, Ludovica Di Falco, Francesco Marinelli, Paolo Mezzalama
Collaboratori: Arch. Simone Lapenta, Arch. Marta Nardone, Arch. Andres Besomi Terrazas, Arch. Matteo Sarrocco
Strutture: Studio Arco – ing. Mauro Checcoli
con ing. G.Cornelio, ing. D.Zavagno, ing. A.Preziuso, ing. R.Galassi, ing. U.Finarelli
Consulente geotecnico: ing. L.Tomesani
Impianti: Studio Arco – ing. O.Lavaggi con Thyke Europa s.r.l.
Antincendio: ing. S.La Malfa
Sicurezza in fase di Progettazione: ing. Gianfranco Gaudenzi
Allestimento Museale: Vertov – L.Scarzella con G.Carluccio, E.Gabbioneta, O.Quarenghi
Grafica: Vertov – L.Scarzella con Alizarina s.a.s.
Paesaggio: Antonio Stignani Associati
Visual artist: MIR; Marco Tripodi

 

Progettare il Nuovo Museo Nazionale dell’Ebraismo e della Shoah ha significato affrontare un numero rilevante di tematiche che tuttora sono al centro di discussioni, spesso nervose, che coinvolgono la realtà intellettuale nazionale ma non solo. Al centro delle riflessioni c’è in primis il ruolo ed il significato che deve avere oggi un museo rispetto alla città che lo ospita. Fra i più pregevoli esempi contemporanei si delineano due atteggiamenti preponderanti: il museo inteso come luogo aperto alla città che lo ospita – viene in mente la Tate Modern di Londra con la grande hall accessibile a tutti su due lati, vera e propria piazza coperta a servizio della capitale del Regno Unito, dove installazioni come The Weather Project di Olafur Eliasson o Sunflower Seeds di Ai Weiwei erano visitabili senza filtro alcuno e gratuitamente – o l’atteggiamento inverso, che vede il museo come luogo protetto, inclusivo, esaltazione della scissione fra un mondo esterno ed un interno, legato all’arte. Il duplice atteggiamento riflette il ben più ampio tema del ruolo dell’arte e della sua funzione sociale. La complessità diventa maggiore se oggetto del museo è il tema della memoria in generale e di quella ebraica in particolare. Sempre gli esempi recenti aiutano a delineare le varie possibilità. Il Jewish Museum di Berlino di Daniel Libeskind è esso stesso generatore di significato al punto che l’allestimento interno sembra avere un ruolo di secondo piano rispetto agli spazi sapientemente calibrati dall’architetto americano.

Ma c’è un altro atteggiamento, più silente, che interpreta il museo come contenitore. Questo secondo orientamento, più discreto, si sposa meno con la costante esigenza di immagini da “comunicare” o, più realisticamente, da vendere; esigenza che, se analizziamo i musei di recente realizzazione come il MAXXI di Roma o i vari Guggenheim di Bilbao o di Abu Dhabi, sembra aver preso il sopravvento. Ma il tema del MEIS richiede un’ulteriore riflessione, riferibile in particolare all’Italia ma non solo, che coinvolge il tema dell’intervento sulle preesistenze e del “recupero”. Nel dibattito ancora oggi vivacissimo persiste una certa confusione semantica; non è mai chiaro quali esiti ci si debbano aspettare da un intervento che, pur nelle più rispettose intenzioni conservative, si configura fatalmente come atto critico interpretativo operato sull’edificio esistente. Il MEIS luogo della città Il complesso penitenziario di via Piangipane, costruito nel 1912 e dismesso nel 1992, occupa un’area prossima alle mura sud ovest, al ghetto e agli elementi che manifestano la storica e profonda presenza ebraica nella città estense. Una posizione quindi centrale nel tessuto storico di Ferrara, rafforzata dal progetto di riqualificazione della Darsena. L’intenzione progettuale è stata, dunque, di sfruttare le importanti premesse per creare un nuovo centro in termini culturali, ma anche fisici e urbani. Ci si è da subito posti il problema della trasformazione di un luogo come un carcere, che per tipologia è chiuso e protetto, a luogo aperto, di passaggio, di sosta.

Per raggiungere lo scopo, il progetto prevede di intervenire sullo spesso recinto carcerario, rendendolo poroso attraverso una serie di aperture lungo tutto il perimetro. L’ex muro di cinta diventa così diaframma permeabile e come un diaframma l’edificio diviene un elemento capace di aprirsi e chiudersi per definire le relazioni con il contesto inteso nel senso più ampio: contesto fisico, naturale, storico. Le relazioni costruite cercano di intercettare le diverse nature eterogenee che costituiscono la città: quelle urbane, ambientali, culturali, e mettersi in rete con esse. All’interno dell’ex perimetro carcerario si sviluppa il parco. Il disegno di quest’ultimo si ispira a quello dei giardini rinascimentali italiani, ma interpretato formalmente in chiave contemporanea attraverso un pattern a pixel scavato dai flussi della circolazione interna. Il parco è un regalo alla città. Il MEIS, museo “libro” della memoria Il progetto svicola dalla dicotomia tra oggetto autoreferenziale e semplice contenitore asettico. Cinque volumi, che richiamano simbolicamente i cinque libri della Torah, costituiscono insieme all’edificio C (l’unico conservato) il complesso museale ed esauriscono il valore simbolico dell’opera. Il tema del libro, di per sé così forte, viene poi integrato da spazi espositivi semplici e flessibili, adattabili a futuri allestimenti e quindi non vincolati dal punto di vista spaziale. I cinque edifici-libro, sospesi per permettere una forte permeabilità visiva al livello del parco, accolgono le varie funzioni del museo e scandiscono lo spazio all’interno delle mura. Al suo interno, il museo è interpretato come luogo dalle possibilità mutevoli. Il riferimento è il teatro con le sue variazioni scenografiche: come una serie di quinte i setti portanti dell’edificio consentono un uso variabile e libero degli spazi espositivi. Passi salienti della Torah, riportati in bassorilievo o con lettere estruse, compongono i prospetti dei volumi “libro” e regolano la luce all’interno. Gli edifici sono pensati come unità funzionali indipendenti, rendendo possibile l’impostazione del cantiere in più fasi. L’articolazione in più corpi consente inoltre di rendere autonome le singole componenti funzionali del complesso museale permettendo agli spazi espostivi, all’auditorium, alla biblioteca, al ristorante di avere completa autonomia gestionale, attraverso accessi, servizi e percorsi indipendenti. La luce di tutti gli ambienti è zenitale, indiretta e diffusa attraverso i brise soleil fotovoltaici. Sulle teste dei blocchi espositivi, attraverso delle aperture verticali, la città entra a far parte in modo puntuale dello spazio interno. La struttura delle unità funzionali è costituita da muri portanti in cemento i quali poggiano, al piano terra su setti puntuali, in modo da liberare il più possibile lo spazio alla quota terrena. Tali elementi, cavi al loro interno, fungono anche come cavedi tecnici da utilizzare per il passaggio e la distribuzione verticale degli impianti tecnologici. Alcuni tagli nei solai ai vari piani, producono l’effetto “ camino” di ventilazione, in modo da limitare la necessità di aerazione meccanica. L’edificio è, infatti, pensato per essere energeticamente autonomo attraverso l’installazione di pannelli fotovoltaici integrati con una copertura in grado di soddisfare il fabbisogno energetico stimato in 90 KW.

L’acqua, omaggio alla città estense, raccolta nelle vasche del parco contribuisce ad ottenere un microclima confortevole e ad abbassare sensibilmente la temperatura percepita. Il MEIS e la preesistenza Fra le varie ipotesi di conservazione della struttura esistente, il progetto opta per quella più drastica che prevede la sola conservazione dell’edificio C delle celle carcerarie e della cinta muraria che comprende quello che era l’accesso al complesso penitenziario. L’atteggiamento perseguito implica una rigida selezione dell’esistente in funzione della qualità dei manufatti e non contempla la conservazione come atteggiamento di non-scelta. Coerentemente con questa scelta, l’innesto di architettura contemporanea rifiuta ogni atteggiamento mimetico: è invece occasione per ricostruire gli equilibri spaziali necessari ai fini della rifunzionalizzazione del complesso. Il restauro si configura quindi come un intervento sostanzialmente semplice, volto a tramandare al futuro la vita fisica della fabbrica attraverso la conservazione delle sue tracce storico artistiche. Cenni sull’allestimento Come si è ormai affermato ovunque nel mondo, un museo non è più soltanto una raccolta di oggetti, anche bellissimi, ma strumento e luogo per comunicare significati, idee, memorie, cultura. Pochi importanti oggetti significativi, opere d’arte, oggetti d’uso fungono da potenti richiami alla storia e al tema dell’ebraismo, ma anche tabelle, diagrammi e immagini. Ecco, immagini, da aggiornare e adattare continuamente alla sensibilità del visitatore dell’epoca. Fare un progetto multimediale per un museo ricco di memoria storica e di riferimenti iconografici come il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah implica un utilizzo a tutto campo delle potenzialità del mezzo video. Da un lato si tratta di organizzare e rendere fruibile il materiale storico – fatto di filmati, fotografie, disegni, documenti cartacei d’ogni tipo – nella maniera più funzionale possibile, dall’altro si deve, con grandi immagini in movimento a forte impatto scenico, aiutare lo spettatore ad identificare in un attimo le grandi aree d’intervento all’interno dello spazio architettonico, immergendolo al contempo nell’atmosfera che queste disegnano. Sono due interventi con dinamiche progettuali diverse ma che alla fine si devono integrare in un tutto unico.

Il materiale storico, che deve comunque essere organizzato secondo una sua logica interna dettata dalle più funzionali regole dell’archivistica, ha però la possibilità, attraverso il mezzo video, di offrire al pubblico una nuova modalità di fruizione più diretta, immersiva e spettacolare, senza però perdere la serietà del suo valore informativo. In questa prospettiva ci possono aiutare molto le cosiddette “interfaccia naturali” disegnate dalle nuova frontiera dell’interattività. Sono interfaccia che attraverso delle modalità naturali (gesti, voci, pressioni, posizionamenti) mettono in comunicazione il fruitore con l’archivio di riferimento. In pratica, interfacciando il computer con le immagini storiche digitalizzate su supporto video abbiamo la possibilità di espandere e umanizzare le enormi potenzialità organizzative offerte dal database. Possiamo così sfogliare dei libri elettronici, richiamare personaggi o situazioni fotografiche col suono della voce, toccare delle foto per animarle e sentire eventualmente il loro racconto sonoro. Si possono inoltre portare su uno nostro iPad personale le immagini e i documenti che più ci interessano acquisendoli così in tempo reale. Gli ambienti architettonici possono essere tematizzati, scenografati, da grandi immagini video costruite appositamente su misura per lo spazio di accoglimento. Si tratta di portare a realizzazione le enormi potenzialità espressive messe in gioco negli ultimi vent’anni di sperimentazione nel campo dei videoambienti e messe in opera in campo teatrale e musicale.

 

Questo sito usa i cookie (anche di terze parti), per fornirti una migliore esperienza di navigazione. Continuando a navigare o cliccando su “accetta” ne consenti l'utilizzo. maggiori informazioni

Che cosa sono i cookie?
Un cookie è un piccolo file di lettere e numeri che può essere memorizzato sul tuo browser o sul disco fisso del tuo computer quando visiti il nostro sito web. I cookie contengono informazioni sulle tue visite al suddetto sito web.

Cookie di terze parti
Visitando un sito web si possono ricevere cookie sia dal sito visitato (prima parte), sia da siti gestiti da altre organizzazioni (terze parti). Esempi notevoli sono la presenza di “embed” video o “social plugin” da servizi di social network. Si tratta di parti della pagina visitata generate direttamente dai suddetti siti ed integrati nella pagina del sito ospitante. L’utilizzo più comune è finalizzato alla condivisione dei contenuti sui social network. La presenza di questi plugin comporta la trasmissione di cookie da e verso tutti i siti gestiti da terze parti. La gestione delle informazioni raccolte da terze parti è disciplinata dalle relative informative cui si prega di fare riferimento. Per garantire una maggiore trasparenza e comodità, si riportano qui di seguito gli indirizzi web delle diverse informative e delle modalità per la gestione dei cookie.

Informative
Facebook informativa: https://www.facebook.com/help/cookies/
Facebook (configurazione): accedere al proprio account. Sezione privacy.

Twitter informativa: https://support.twitter.com/articles/20170514
Twitter (configurazione): https://twitter.com/settings/security

Google+ informativa: http://www.google.it/intl/it/policies/technologies/cookies/
Google+ (configurazione): http://www.google.it/intl/it/policies/technologies/managing/

Questo sito non utilizza (e non consente a terzi di utilizzare) lo strumento di analisi di Google per monitorare o per raccogliere informazioni personali di identificazione. Google non associa l’indirizzo IP a nessun altro dato posseduto da Google né cerca di collegare un indirizzo IP con l’identità di un utente. Google può anche comunicare queste informazioni a terzi ove ciò sia imposto dalla legge o laddove tali terzi trattino le suddette informazioni per conto di Google.

Per ulteriori informazioni, si rinvia al link di seguito indicato: https://www.google.it/policies/privacy/partners/
 
Come modificare le impostazioni sui cookie
La maggior parte dei browser permette di cancellare i cookie dal disco fisso del computer, di bloccare l’accettazione dei cookie o di ricevere un avviso prima che un cookie venga memorizzato. Come modificare le impostazioni per:
Google Chrome
Mozilla Firefox
Internet Explorer
Safari

Garante della Privacy sui Cookie: http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3118884
Informativa e consenso per l’uso dei cookie http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/2142939
Faq in materia di cookie http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/2142939

chiudi