l’edificio

L’ex carcere giudiziario di via Piangipane a Ferrara diventerà Museo Nazionale dell’Ebraismo e della Shoah. Fu nel 1912, in soli quattro anni, che il carcere fu costruito. Seicentotrentamila lire, questa l’ingente cifra investita sul progetto redatto dagli ingegneri Bertotti e Facchini dell’Ufficio Genio Civile, in base alle indicazioni del Ministero dell’Interno. Dismesso il 9 marzo 1992, era divenuto un rifugio pericolante per senzatetto e animali. Pochi giorni fa è stato riaperto – dopo un complesso intervento di bonifica ambientale e messa in sicurezza – per una visita dei rappresentanti politici – tra cui il sindaco della città Gaetano Sateriale e il presidente della Provincia Pier Giorgio Dall’Acqua -, dei membri del Cda della Fondazione Museo dell’Ebraismo e della Shoah – presieduta da Riccardo Calimani, e di cui fanno parte Cesare De Seta, Bruno De Santis, Renzo Gattegna, Gad Lerner, Saul Meghnagi, Antonio Paolucci, Paolo Ravenna, Michele Sacerdoti – e dei giornalisti.

L’ex carcere è drammaticamente legato alle vicende che videro Ferrara segnata dalla violenza fascista. Testimoni confermano l’incarcerazione di antifascisti ed ebrei, alcuni dei quali furono barbaramente trucidati dai repubblichini o deportati nei lager nazisti. Tra gli ebrei reclusi nel carcere a causa della militanza antifascista, tra il maggio e il luglio del 1943 cu fu anche un detenuto illustre, il grande scrittore Giorgio Bassani.

Il Museo diverrà allora luogo privilegiato in cui conoscere la storia, il pensiero e la cultura dell’ebraismo italiano e una sua sezione sarà dedicata alle testimonianze delle persecuzioni razziali e della Shoah in Italia. Saranno organizzate attività didattiche, manifestazioni, incontri nazionali e internazionali, convegni e mostre.